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Com’è cominciata…

Dovevo andare in pensione, io, mica fare collane! Il problema, però, è che io so solo lavorare, mi viene bene, l’ho fatto per tutta la vita! E così, ecco la “fregatura”: mia figlia mi regala una collana per la pensione, ma purtroppo si rompe…e io cosa faccio? L’aggiusto. E  tenere in mano quella collana, vedere com’era fatta, sostituire il gancetto che la teneva chiusa, mi ha fatto venire una strana frenesia! La chiamano “collanite acuta”, pensano che sia malata ma voi non sapete come è bello far collane…

La prima volta che sono entrata da un rivenditore all’ingrosso di perline ho perso la testa, avrei voluto tuffarmi nel mezzo come Paperone nelle sue monete. Ho afferrato a manciate i sacchetti ed ho iniziato a riempirli convulsamente, in una euforia che non si è spenta neppure al momento in cui mi hanno presentato il conto…
Nella “stanza delle collane”, come amiamo chiamarla noi che la viviamo, ogni giorno è un grande giorno, per fare e per disfare, per creare, per chiacchierare, per ridere e perché no piangere, per raccontare, per ascoltare, per confrontarsi, per crescere, come solo le donne, quando si trovano tra loro, sanno fare.

Tra le perle, le pietre, i bottoni e i cristalli, c’è chi ha deciso di sposarsi, chi di avere un figlio, chi di tagliare i ponti con un amore soffocante, chi di cambiare tutta la sua vita… Ogni collana ha una storia, ogni filo che si è intrecciato ha portato con sé qualcosa di noi, ogni gancetto che si è allacciato è stato un sospiro. Di gioia, di sollievo, di nostalgia, d’amore.

Piano piano la mia malattia è stata catalogata come altamente infettiva: alla porta di casa mia hanno cominciato a presentarsi cortei di amiche imploranti una collana, per sé, per l’amica che compie gli anni, per la suocera da addolcire. Non vi dico gli uomini: una per la mamma, cinque per le colleghe da gratificare, tre per indorare la pillola alla convivente prima di avvisarla che è il caso che si cerchi un nuovo appartamento.

Signore eleganti in rosso Valentino, ragazze sportive in Doctor Martins, impeccabili donne manager in tailleur e camicia bianca…tutte vogliono le nostre collane! Tutte hanno voglia di un fiore che dia allegria a uno stile minimale, di una perla che dia classe a un contesto casual, di pietre colorate che sdrammatizzino un insieme serioso…

Non mancava niente. Anzi sì: mancava un nome!

Ci abbiamo pensato tanto, la mia famiglia ed io, tutti coinvolti, come è stato sempre per ogni attimo della nostra vita, ridendo e vivendo, con quella semplicità che ci ha sempre dato forza. Volevamo qualcosa che parlasse di me, che raccontasse in una parola quello che sono io: testarda, coriacea, camuna…

E allora… I Balutì, in camuno: i sassi di Giulia.